Scelta rapida:
Edizione: 1613 Siena (Pag. 42-44)

ANIMO PIACEVOLE TRATTABILE ET AMOREVOLE.


Un Delfino che porti a cavallo un fanciullo. Se bene Pierio Valeria no per autorità di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo d'animo grato perché in Proselene Città de la Ionia, essendo chiamato un Delfino per nome Simone da un fanciullo, soleva accostarsi al lito verso quello, et accomodarsegli sotto per portarlo a suo piacere, perché fu da quel fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et medicato d'una ferita che gli fecero, non di meno noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et trattabile, perché il delfino è piacevole verso l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria natura, sì come l'istesso Valeriano con sue proprie parole conferma citando Plutarco in cotal guisa [Piero Valeriano, Hieroglyphica, ] Admiratur Plutarchus tantam animalis istius humanitatem, si quidem non educatione, veluti canes, et equi, non ulla alia noecessitate, veluti elephanti pancheraeque et Leones ab hominibus liberati sed genuino quodam affectu sporte sunt humani generis amatores.
Dunque se spontaneamente di naturale affetto sono amatori del genere humano, non sono per gratitudine de' benefitii ricevuti, et che sia il vero leggesi presso altri autori che li delfini hanno fatto l'istesso, che narra Pausania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto benefitio alcuno, né benefitio chiamerò il buttargli delle miche di pane, che per scherzo si buttano, e non per alimento, perché il delfino non ha bisogno di questo, sapendosi procacciare nell'ampio Mare il vitto da se stesso, e se ha portato persone, non l'ha portate per gratitudine, ma per piacevole dimestichezza, il delfino ha portato varie persone indifferentemente, solo perché è di natura piacevole, et trattabile, et amorevole verso l'huomo. Per il che si riferisce da Solino cap . 17. overo 21. che nel lito Africano appresso Hippone Diarrhita, un delfino si lassava toccare con le mani, e spesse volte portava sopra della schiena tutti coloro, che ci volevano cavalcare, tra gli altri Haviano Proconsole de l'Africa, egli proprio lo toccò, et l'unse d' unguenti odoriferi, ma da la novità de gli odo ri si stordì, e stette sopra acqua, come mezo morto, et per molti mesi s'astenne dalla solita conversatione, dal che si comprende, che non per in teresse di cibarsi, ma solo per piacevole conservatione gli gustava trattare con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et Plinio insieme nel lib.9. cap. 8. che nel tempo di Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno di Campania adescò un delfino con pezzi di pane, e tanto con quello si domesticò, che sicuramente ne le mani gli pasceva, pigliando da questa sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo portò dentro del Laco Lucri no, et non solamente fece questo, ma lo condusse a cavallo da Baia per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tanti anni, che n'era giudica to miracolo, ma morendo il fanciullo, il delfino per troppo desiderio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di dolore, et questo si conferma per lettere di Mecenate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive che un'altro fanciullo chiamato Hermia portato medesimamente a cavallo per alto mare da un Delfino, fu da una repentina tempesta sommerso, et così mor to il Delfino lo riportò a terra, conoscendo essere stato egli cagione di quella morte, non volse più ritornare in mare, ma per punitione volse anch'egli morire spirando al secco, poiché li delfini subito che toccono la terra muoiono; Segno in vero di natura piacevole, trattabile, et amorevole.

Edizione: 1618 Padova (Pag. 31b-32-33a)

ANIMO PIACEVOLE TRATTABILE ET AMOREVOLE.


Un Delfino che porti a cavallo un fanciul lo. Se bene Pierio Valeriano per autori tà di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo d'animo grato perché in Proselene Città de la Ionia, essendo chiamato un Delfino per no me Simone da un fanciullo, soleva accostarsi al lito verso quello, et accomodarsegli sotto per portarlo a suo piacere, perché fu da quel fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et me dicato d'una ferita che gli fecero, non dimeno noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et trattabile, perché il delfino è piacevole verso l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria na tura, sì come l'istesso Valeriano con sue pro prie parole conferma citando Plutarco in co tal guisa [Piero Valeriano, Hieroglyphica, ] Admiratur Plutarcus tantam anima lis istius humanitatem, si quidem non educa tione, veluti canes, et equi, non ulla alia ne cessitate, veluti elephanti panteraeque et leones ab hominibus liberati sed genuino quodam af fectu sponte sunt humani generis amatores.
Dunque se spontaneamente di naturale affetto sono amatori del genere humano, non sono per gratitudine de' benefitii ricevuti, et che sia il vero leggesi presso altri autori che li delfini hanno fatto l'istesso, che narra Pausania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto bene fitio alcuno, né benefitio chiamerò il butar gli delle miche di pane, che per scherzo si but tano, e non per alimento, perché il delfino non ha bisogno di questo, sapendosi procacciare nell'ampio Mare il vitto da se stesso, e se ha portato persone, non l'ha portate per gratitu dine, ma per piacevole dimestichezza, il delfi no ha portato varie persone indifferentemente, solo perché è di natura piacevole, et trattabile, et amorevole verso l'huomo. Per il che si re ferisce da Solino cap . 17. overo 21. che nel lito Africano appresso Hippone Diarrhita, un Del fino si lassava toccare con le mani, e spesse vol te portava sopra della schiena tutti coloro, che ci volevano cavalcare, tra gli altri Flaviano Proconsole dell'Africa, egli proprio lo toccò, et l'unse d' unguenti odoriferi, ma dalla novità degli odori si stordì, e stette sopra acqua, co me mezo morto, et per molti mesi s'astenne dalla solita conversatione, dal che si compren de, che non per interesse di cibarsi, ma solo per piacevole conservatione gli gustava trattare con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et Plinio insieme nel lib. 9. cap. 8. che nel tempo di Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno di Campania adescò un delfino con pezzi di pa ne, e tanto con quello si domesticò, che sicura mente nelle mani gli pasceva, pigliando da que sta sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo por tò dentro del Laco Lucrino, et non solamen te fece questo, ma lo condusse a cavallo da Ba ia per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tan ti anni, che n'era giudicato miracolo, ma mo rendo il fanciullo, il delfino per troppo deside rio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di do lore, et questo si conferma per lettere di Mece nate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive, che un'altro fanciullo chiamato Hermia portato medesimamente a cavallo per alto mare da un Delfino, fu da una repentina tempesta sommer so, et così morto, il Delfino lo riportò a terra, conoscendo essere stato egli cagione di quella morte, non volse più ritornare in mare, ma per punitione volse anch'egli morire spirando al secco, poiché li delfini subito che toccono la terra muoiono; Segno in vero di natura piace vole, trattabile, et amorevole.

Edizione: 1625 Padova (Pag. 41a-41b)

ANIMO PIACEVOLE TRATTABILE ET AMOREVOLE.


Un Delfino che porti a cavallo un fanciul lo. Se bene Pierio Valeriano per autori tà di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo d'animo grato perché in Proselene Città de la Ionia, essendo chiamato un Delfino per no me Simone da un fanciullo, soleva accostarsi al lito verso quello, et accomodarsegli sotto per portarlo a suo piacere, perché fu da quel fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et me dicato d'una ferita che gli fecero, non dimeno noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et trattabile, perché il delfino è piacevole verso l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria na tura, sì come l'istesso Valeriano con sue pro prie parole conferma citando Plutarco in co tal guisa [Piero Valeriano, Hieroglyphica, ] Admiratur Plutarcus tantam anima lis istius humanitatem, si quidem non educa tione, veluti canes, et equi, non ulla alia ne cessitate, veluti elephanti panteraeque et leones ab hominibus liberati sed genuino quodam af fectu sponte sunt humani generis amatores.
Dunque se spontaneamente di naturale affetto sono amatori del genere humano, non sono per gratitudine de' benefitii ricevuti, et che sia il vero leggesi presso altri autori che li delfini hanno fatto l'istesso, che narra Pausania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto bene fitio alcuno, né benefitio chiamerò il butar gli delle miche di pane, che per scherzo si but tano, e non per alimento, perché il delfino non ha bisogno di questo, sapendosi procacciare nell'ampio Mare il vitto da se stesso, e se ha portato persone, non l'ha portate per gratitu dine, ma per piacevole dimestichezza, il delfi no ha portato varie persone indifferentemente, solo perché è di natura piacevole, et trattabile, et amorevole verso l'huomo. Per il che si re ferisce da Solino cap . 17. overo 21. che nel lito Africano appresso Hippone Diarrhita, un Del fino si lassava toccare con le mani, e spesse vol te portava sopra della schiena tutti coloro, che ci volevano cavalcare, tra gli altri Flaviano Proconsole dell'Africa, egli proprio lo toccò, et l'unse d' unguenti odoriferi, ma dalla novità degli odori si stordì, e stette sopra acqua, co me mezo morto, et per molti mesi s'astenne dalla solita conversatione, dal che si compren de, che non per interesse di cibarsi, ma solo per piacevole conservatione gli gustava trattare con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et Plinio insieme nel lib. 9. cap. 8. che nel tempo di Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno di Campania adescò un delfino con pezzi di pa ne, e tanto con quello si domesticò, che sicura mente nelle mani gli pasceva, pigliando da que sta sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo por tò dentro del Laco Lucrino, et non solamen te fece questo, ma lo condusse a cavallo da Ba ia per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tan ti anni, che n'era giudicato miracolo, ma mo rendo il fanciullo, il delfino per troppo deside rio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di do lore, et questo si conferma per lettere di Mece nate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive, che un'altro fanciullo chiamato Hermia portato medesimamente a cavallo per alto mare da un Delfino, fu da una repentina tempesta sommer so, et così morto, il Delfino lo riportò a terra, conoscendo essere stato egli cagione di quella morte, non volse più ritornare in mare, ma per punitione volse anch'egli morire spirando al secco, poiché li delfini subito che toccono la terra muoiono; Segno in vero di natura piace vole, trattabile, et amorevole.