Un Delfino che porti a cavallo un fanciullo. Se bene Pierio Valeria
no per autorità di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo d'animo grato perché in Proselene Città de la Ionia, essendo chiamato un Delfino
per nome Simone da un fanciullo, soleva accostarsi al lito verso quello, et
accomodarsegli sotto per portarlo a suo piacere, perché fu da quel fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et medicato d'una ferita che gli fecero,
non di meno noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et trattabile, perché
il delfino è piacevole verso l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria natura, sì come l'istesso Valeriano con sue proprie parole conferma citando Plutarco in cotal guisa
[Piero Valeriano, Hieroglyphica, ]
Admiratur Plutarchus tantam animalis istius humanitatem, si quidem non educatione, veluti canes, et equi, non ulla alia noecessitate, veluti elephanti pancheraeque et Leones ab hominibus liberati sed genuino quodam affectu sporte sunt humani generis amatores. Dunque se spontaneamente di naturale affetto
sono amatori del genere humano, non sono per gratitudine de' benefitii
ricevuti, et che sia il vero leggesi presso altri autori che li delfini hanno
fatto l'istesso, che narra Pausania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto benefitio alcuno, né benefitio chiamerò il buttargli delle miche di pane, che per scherzo si buttano, e non per alimento, perché il delfino non
ha bisogno di questo, sapendosi procacciare nell'ampio Mare il vitto da se
stesso, e se ha portato persone, non l'ha portate per gratitudine, ma per
piacevole dimestichezza, il delfino ha portato varie persone indifferentemente, solo perché è di natura piacevole, et trattabile, et amorevole
verso l'huomo. Per il che si riferisce da Solino cap .
17. overo 21. che
nel lito Africano appresso Hippone Diarrhita, un delfino si lassava toccare
con le mani, e spesse volte portava sopra della schiena tutti coloro, che ci
volevano cavalcare, tra gli altri Haviano Proconsole de l'Africa, egli proprio lo toccò, et l'unse d' unguenti odoriferi, ma da la novità de gli odo
ri si stordì, e stette sopra acqua, come mezo morto, et per molti mesi
s'astenne dalla solita conversatione, dal che si comprende, che non per in
teresse di cibarsi, ma solo per piacevole conservatione gli gustava trattare con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et Plinio insieme nel lib.9. cap.
8. che nel tempo di Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno
di Campania adescò un delfino con pezzi di pane, e tanto con quello si
domesticò, che sicuramente ne le mani gli pasceva, pigliando da questa sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo portò dentro del Laco Lucri
no, et non solamente fece questo, ma lo condusse a cavallo da Baia
per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tanti anni, che n'era giudica
to miracolo, ma morendo il fanciullo, il delfino per troppo desiderio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di dolore, et questo si conferma per
lettere di Mecenate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive che un'altro
fanciullo chiamato Hermia portato medesimamente a cavallo per alto
mare da un Delfino, fu da una repentina tempesta sommerso, et così mor
to il Delfino lo riportò a terra, conoscendo essere stato egli cagione di
quella morte, non volse più ritornare in mare, ma per punitione volse
anch'egli morire spirando al secco, poiché li delfini subito che toccono la terra muoiono; Segno in vero di natura piacevole, trattabile, et
amorevole.
Edizione: 1618 Padova (Pag. 31b-32-33a)
ANIMO PIACEVOLE TRATTABILE ET AMOREVOLE.
Un Delfino che porti a cavallo un fanciul
lo. Se bene Pierio Valeriano per autori
tà di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo
d'animo grato perché in Proselene Città de la
Ionia, essendo chiamato un Delfino per no
me Simone da un fanciullo, soleva accostarsi
al lito verso quello, et accomodarsegli sotto
per portarlo a suo piacere, perché fu da quel
fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et me
dicato d'una ferita che gli fecero, non dimeno
noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et
trattabile, perché il delfino è piacevole verso
l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii
ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria na
tura, sì come l'istesso Valeriano con sue pro
prie parole conferma citando Plutarco in co
tal guisa
[Piero Valeriano, Hieroglyphica, ]
Admiratur Plutarcus tantam anima
lis istius humanitatem, si quidem non educa
tione, veluti canes, et equi, non ulla alia ne
cessitate, veluti elephanti panteraeque et leones
ab hominibus liberati sed genuino quodam af
fectu sponte sunt humani generis amatores.
Dunque se spontaneamente di naturale affetto
sono amatori del genere humano, non sono
per gratitudine de' benefitii ricevuti, et che sia
il vero leggesi presso altri autori che li delfini
hanno fatto l'istesso, che narra Pausania con
altri, da' quali non hanno mai ricevuto bene
fitio alcuno, né benefitio chiamerò il butar
gli delle miche di pane, che per scherzo si but
tano, e non per alimento, perché il delfino non
ha bisogno di questo, sapendosi procacciare
nell'ampio Mare il vitto da se stesso, e se ha
portato persone, non l'ha portate per gratitu
dine, ma per piacevole dimestichezza, il delfi
no ha portato varie persone indifferentemente,
solo perché è di natura piacevole, et trattabile,
et amorevole verso l'huomo. Per il che si re
ferisce da Solino cap .
17. overo 21. che nel lito
Africano appresso Hippone Diarrhita, un Del
fino si lassava toccare con le mani, e spesse vol
te portava sopra della schiena tutti coloro, che
ci volevano cavalcare, tra gli altri Flaviano
Proconsole dell'Africa, egli proprio lo toccò,
et l'unse d' unguenti odoriferi, ma dalla novità
degli odori si stordì, e stette sopra acqua, co
me mezo morto, et per molti mesi s'astenne
dalla solita conversatione, dal che si compren
de, che non per interesse di cibarsi, ma solo per
piacevole conservatione gli gustava trattare
con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et
Plinio insieme nel lib.
9. cap.
8. che nel tempo di
Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno
di Campania adescò un delfino con pezzi di pa
ne, e tanto con quello si domesticò, che sicura
mente nelle mani gli pasceva, pigliando da que
sta sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo por
tò dentro del Laco Lucrino, et non solamen
te fece questo, ma lo condusse a cavallo da Ba
ia per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tan
ti anni, che n'era giudicato miracolo, ma mo
rendo il fanciullo, il delfino per troppo deside
rio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di do
lore, et questo si conferma per lettere di Mece
nate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive, che
un'altro fanciullo chiamato Hermia portato
medesimamente a cavallo per alto mare da un
Delfino, fu da una repentina tempesta sommer
so, et così morto, il Delfino lo riportò a terra,
conoscendo essere stato egli cagione di quella
morte, non volse più ritornare in mare, ma
per punitione volse anch'egli morire spirando
al secco, poiché li delfini subito che toccono la
terra muoiono; Segno in vero di natura piace
vole, trattabile, et amorevole.
Edizione: 1625 Padova (Pag. 41a-41b)
ANIMO PIACEVOLE TRATTABILE ET AMOREVOLE.
Un Delfino che porti a cavallo un fanciul
lo. Se bene Pierio Valeriano per autori
tà di Pausania attribuisce al Delfino il simbolo
d'animo grato perché in Proselene Città de la
Ionia, essendo chiamato un Delfino per no
me Simone da un fanciullo, soleva accostarsi
al lito verso quello, et accomodarsegli sotto
per portarlo a suo piacere, perché fu da quel
fanciullo tolto da le man de' Pescatori, et me
dicato d'una ferita che gli fecero, non dimeno
noi l'attribuiremo ad animo piacevole, et
trattabile, perché il delfino è piacevole verso
l'huomo non per interesse alcuno de' benefitii
ricevuti, o da riceversi, ma di sua propria na
tura, sì come l'istesso Valeriano con sue pro
prie parole conferma citando Plutarco in co
tal guisa
[Piero Valeriano, Hieroglyphica, ]
Admiratur Plutarcus tantam anima
lis istius humanitatem, si quidem non educa
tione, veluti canes, et equi, non ulla alia ne
cessitate, veluti elephanti panteraeque et leones
ab hominibus liberati sed genuino quodam af
fectu sponte sunt humani generis amatores.
Dunque se spontaneamente di naturale affetto
sono amatori del genere humano, non sono
per gratitudine de' benefitii ricevuti, et che sia
il vero leggesi presso altri autori che li delfini
hanno fatto l'istesso, che narra Pausania con
altri, da' quali non hanno mai ricevuto bene
fitio alcuno, né benefitio chiamerò il butar
gli delle miche di pane, che per scherzo si but
tano, e non per alimento, perché il delfino non
ha bisogno di questo, sapendosi procacciare
nell'ampio Mare il vitto da se stesso, e se ha
portato persone, non l'ha portate per gratitu
dine, ma per piacevole dimestichezza, il delfi
no ha portato varie persone indifferentemente,
solo perché è di natura piacevole, et trattabile,
et amorevole verso l'huomo. Per il che si re
ferisce da Solino cap .
17. overo 21. che nel lito
Africano appresso Hippone Diarrhita, un Del
fino si lassava toccare con le mani, e spesse vol
te portava sopra della schiena tutti coloro, che
ci volevano cavalcare, tra gli altri Flaviano
Proconsole dell'Africa, egli proprio lo toccò,
et l'unse d' unguenti odoriferi, ma dalla novità
degli odori si stordì, e stette sopra acqua, co
me mezo morto, et per molti mesi s'astenne
dalla solita conversatione, dal che si compren
de, che non per interesse di cibarsi, ma solo per
piacevole conservatione gli gustava trattare
con gli Hipponesi. Di più referisce Solino, et
Plinio insieme nel lib.
9. cap.
8. che nel tempo di
Augusto Imperatore un fanciullo nel Regno
di Campania adescò un delfino con pezzi di pa
ne, e tanto con quello si domesticò, che sicura
mente nelle mani gli pasceva, pigliando da que
sta sicurtà ardire il fanciullo, il delfino lo por
tò dentro del Laco Lucrino, et non solamen
te fece questo, ma lo condusse a cavallo da Ba
ia per fino a Pozzuolo, et ciò perseverò per tan
ti anni, che n'era giudicato miracolo, ma mo
rendo il fanciullo, il delfino per troppo deside
rio innanzi a gl'occhi di ciascuno morì di do
lore, et questo si conferma per lettere di Mece
nate, et Fabiano. Egesiderio poi scrive, che
un'altro fanciullo chiamato Hermia portato
medesimamente a cavallo per alto mare da un
Delfino, fu da una repentina tempesta sommer
so, et così morto, il Delfino lo riportò a terra,
conoscendo essere stato egli cagione di quella
morte, non volse più ritornare in mare, ma
per punitione volse anch'egli morire spirando
al secco, poiché li delfini subito che toccono la
terra muoiono; Segno in vero di natura piace
vole, trattabile, et amorevole.